Facciata del Duomo di Benevento con la Janua Major in bronzo e il campanile

Duomo di Benevento: storia, cripta e Janua Major

La cattedrale metropolitana di Santa Maria de Episcopio, a Benevento, è stata ricostruita tra il 1950 e il 1965 dopo i bombardamenti anglo-americani del settembre 1943. Sotto il pavimento si percorre un ipogeo archeologico, inaugurato il 18 dicembre 2012, che scende dalla basilica paleocristiana fino a capanne del Neolitico. Leggere l’edificio per strati permette di distinguere ciò che è rimasto al suo posto da ciò che è stato ricollocato: la porta di bronzo, le epigrafi longobarde, gli amboni. Ipogeo e museo richiedono una prenotazione da fissare prima della partenza.

In breve

  • Ingresso alla cattedrale gratuito, visite guidate a offerta libera.
  • Campanile eretto nel 1278-79, con un cinghiale romano di spoglio.
  • Janua Major: 72 formelle in bronzo, rimontate nel portale centrale.
  • Ipogeo e Museo diocesano affidati alla Fondazione Benedetto Bonazzi.

Storia del Duomo di Benevento: dai Longobardi alla ricostruzione postbellica

Le date di fondazione divergono perché indicano chiese diverse sovrapposte nello stesso punto. Gli scavi collocano la basilica paleocristiana, dedicata alla Dei Genitrix, intorno al V secolo. La tradizione attribuisce al vescovo Davide la consacrazione della chiesa longobarda nel 780; Almerico Meomartini, nel suo studio del 1889 sui monumenti cittadini, la anticipava al 600.

Il principe Sicone ampliò il tempio tra l’820 e l’839, dandogli una pianta a croce latina. All’epoca di Landolfo della Greca (1114-1124) le tre navate furono allungate. Dopo il sisma del 1456 si arrivò alle cinque navate, mentre i terremoti del 1688 e del 1702 imposero nuovi rifacimenti.

Nel settembre 1943 le bombe distrussero gran parte della chiesa. Il progetto dell’architetto Paolo Rossi de Paoli conservò la facciata superstite e il campanile, riedificando il corpo delle navate. Proprio quel cantiere riportò alla luce la pseudocripta, sepolta da secoli.

La facciata romanica e il campanile con il cinghiale

La facciata romanica, dei secoli XII-XIII, si divide in due ordini di sei arcate. In basso sono ampie e poco profonde; in alto più piccole, sostenute da colonnine e capitelli romani di spoglio. Un’iscrizione sull’architrave del portale sinistro nomina un Ruggero, identificato di solito con l’arcivescovo del 1179.

Nell’arcone superiore vennero murate, tra XII e XIII secolo, le epigrafi sepolcrali dei principi longobardi del IX secolo. In origine coprivano le tombe nel “paradiso”, il cortile davanti alla chiesa. Il loro reimpiego in facciata esibiva la continuità tra la dinastia longobarda e la cattedrale romanica. Il bombardamento ha danneggiato l’arcone, e le lapidi superstiti si trovano nel Museo diocesano.

A fianco si alza il campanile del 1278, completato l’anno seguente e restaurato dall’arcivescovo Orsini. Sulla torre quadrata sono incassati rilievi romani: un leone e un cinghiale cinto d’alloro, la figura da cui deriva lo stemma di Benevento.

La Janua Major: la porta delle 72 formelle tornata al suo posto

La porta di bronzo del portale centrale si compone di 72 formelle a bassorilievo. Danneggiata nel 1943, è stata reinserita nella posizione originaria al termine dei restauri. Gli stipiti e l’arcotrave che la incorniciano sono più antichi della facciata. I due capitelli, scolpiti da mani diverse, condividono un motivo a foglie d’ulivo.

Sull’attribuzione delle formelle lo scrittore Giovanni De Noia ha pubblicato I veri autori. La storia della Janua Major. La sua ricerca collega alcuni rilievi all’iconografia degli arcivescovi beneventani e a documenti della Biblioteca Capitolare.

Nel giugno 2023 la città ha ricevuto una stampa tattile della porta, nata nel progetto ART UP finanziato dalla Regione Campania. Il modello resta esposto nel museo diocesano e consente di leggere i rilievi con le mani. La Janua Major segna il passaggio dalla piazza allo spazio liturgico, e il suo ritorno nel portale ha ricomposto l’ingresso medievale.

La cripta e l’ipogeo archeologico sotto la cattedrale

Dal Neolitico alla basilica paleocristiana: cosa hanno rivelato gli scavi

Lo scavo, avviato nel 2005 durante la ristrutturazione e durato circa sei anni, ha restituito questa sequenza:

FaseDatazioneEvidenze
Neolitico AnticoVI-V millennio a.C.capanne in legno, argilla e paglia
Sanniticaprima del III sec. a.C.blocchi di tufo, oggetti votivi
Colonia latinametà III sec. a.C.abitazioni
Romano-imperialeetà imperialemacellum (mercato coperto)
PaleocristianaV sec. d.C. circabasilica della Dei Genitrix

Il percorso lascia diversi reperti in teche lungo il cammino. Telecamere panoramiche mostrano i punti dello scavo non accessibili, con pannelli didattici a commento.

Il Museo diocesano e la cattedra di san Barbato

La pseudocripta ha due navate trasversali all’abside, la cui fondazione in opus vittatum risale al V secolo. Un colonnato di materiali di spoglio le separa. Restano lacerti di opus sectile della prima metà del XII secolo e il ciclo pittorico di san Barbato, tra fine IX e inizio X secolo. Gli affreschi trecenteschi della Mater Misericordiae precedono l’abbandono, probabilmente seguito al sisma del 1456.

Il Museo diocesano espone la cattedra di san Barbato del VII secolo, in ferro battuto con ageminature d’argento. Accanto si vedono i frammenti degli amboni trecenteschi di Nicola da Monteforte e la rosa d’oro donata nel 1725 da Vincenzo Maria Orsini, divenuto papa Benedetto XIII.

Visitare il Duomo: orari, prenotazioni e ingresso

L’ingresso alla cattedrale è gratuito e le visite guidate sono a offerta libera. Gli orari di visita cambiano tra le fonti, perciò conviene confermarli con la diocesi. Le indicazioni ricorrenti sono queste:

  • cattedrale aperta ogni giorno, con fascia mattutina e tardo pomeriggio;
  • ipogeo e museo dal martedì al sabato, festivi esclusi;
  • prenotazione obbligatoria presso l’Ufficio diocesano per la Cultura e i Beni culturali, attivo nelle mattine dal lunedì al venerdì.

Il museo è gestito dalla Fondazione Benedetto Bonazzi, in Piazza Orsini 27. In treno si arriva con la linea Benevento-Cancello, fermata Benevento Appia. Telefona all’ufficio diocesano qualche giorno prima per bloccare la visita all’ipogeo.

FAQ

Quando è stato costruito il Duomo di Benevento?

L’edificio attuale risale agli anni 1950-1965, dopo la distruzione del 1943. Sullo stesso sito sorsero una basilica paleocristiana del V secolo circa e una chiesa longobarda, consacrata secondo la tradizione dal vescovo Davide nel 780. Seguirono gli ampliamenti di Sicone e la cattedrale romanica dei secoli XII-XIII.

Quali sono gli orari di apertura del Duomo di Benevento?

La cattedrale apre ogni giorno al mattino e nel tardo pomeriggio. Ipogeo e museo si visitano dal martedì al sabato su prenotazione. Le fasce orarie variano tra le fonti e secondo la stagione: verificale con l’Ufficio diocesano per la Cultura prima della visita.

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