Il vino della provincia di Benevento rientra in quattro denominazioni: Aglianico del Taburno DOCG, Falanghina del Sannio DOC, Sannio DOC e IGT Beneventano, riorganizzate dal Ministero delle Politiche agricole nel 2010. Una regola pratica vale per quasi tutte: se l’etichetta riporta “Sannio” con il nome di un vitigno, almeno l’85% delle uve è di quella varietà e proviene dalla provincia. Dietro queste sigle ci sono quattro sottozone con suoli e quote diverse e alcuni autoctoni quasi scomparsi. Ci sono anche due nomi irpini, Greco di Tufo e Taurasi, che in enoteca finiscono spesso sullo stesso scaffale dei vini beneventani.
In breve
- Aglianico del Taburno DOCG: rosso, riserva e rosato, da 13 comuni alle pendici del Taburno-Camposauro.
- Falanghina del Sannio DOC: minimo 11% vol nella versione base, 13% per la vendemmia tardiva, 16% per il passito.
- Sannio DOC: istituita nel 1997, copre tutti i 78 comuni della provincia.
- Prezzo delle etichette più diffuse: da 7,50 € a 18 € circa a bottiglia.
Le denominazioni del vino di Benevento: DOCG, DOC e IGT
Le quattro denominazioni non coprono tutte la stessa area: la Sannio DOC abbraccia l’intera provincia, l’Aglianico del Taburno DOCG solo 13 comuni. A distinguerle sono anche i vitigni ammessi e le regole del disciplinare di produzione.
Sannio DOC e Falanghina del Sannio DOC
La Falanghina del Sannio DOC è riservata ai bianchi con almeno l’85% di Falanghina. Prevede le tipologie spumante, spumante di qualità metodo classico (rifermentato in bottiglia), vendemmia tardiva e passito. La Sannio DOC raccoglie bianco, rosso, rosato, riserva e le versioni monovitigno come Sannio Fiano, Greco, Piedirosso o Barbera. Entrambe ammettono l’indicazione di una sottozona. Per la Falanghina questa indicazione alza di mezzo grado il titolo alcolometrico minimo, come si legge nel disciplinare della Falanghina del Sannio.
Aglianico del Taburno DOCG e IGT Beneventano
L’Aglianico del Taburno è l’unica DOCG beneventana. Si produce in tre tipologie, rosso, riserva e rosato, e il rosato viene indicato come l’unico a DOCG in Italia. L’IGT Beneventano compare anche come “Benevento IGT” o IGP. Ha regole più larghe e accoglie pure Merlot, Cabernet Sauvignon e Chardonnay. Diverse cantine vi collocano selezioni di alto livello, quindi la sigla non dice nulla sulla qualità.
Le quattro sottozone: Guardia Sanframondi, Sant’Agata dei Goti, Solopaca e Taburno
La sottozona in etichetta individua un’area precisa, con suoli e altitudini che orientano lo stile del vino.
- Guardia Sanframondi (o Guardiolo): 4 comuni nel settore centro-occidentale, con pendii lievi tra 100 e 300 metri. I suoli uniscono argille e depositi alluvionali sabbiosi e limosi.
- Solopaca: 12 comuni nella Valle Telesina fino al confine con Caserta. I vigneti restano sotto i 200 metri, in un clima più mite. Il Solopaca Classico riguarda il solo comune omonimo e ammette soltanto bianco, rosso e rosso riserva.
- Sant’Agata dei Goti: è la più piccola per superficie vitata e rientra tutta in un solo comune. Qui crescono argilla e calcare, i pendii sono più ripidi e le colline guardano a ovest.
- Taburno: 13 comuni sul massiccio calcareo, la “Dormiente” dal profilo di donna distesa. I terreni sono argilloso-calcarei tra 300 e 450 metri, con vigne fino a 600 metri sul versante sud.
L’Aglianico di quest’ultima area non si vende come Sannio Aglianico Taburno, perché ricade nella DOCG.
I vitigni da conoscere, dalla Falanghina agli autoctoni rari
La Falanghina dà bianchi giallo paglierino, con note di agrumi e frutta bianca. I suoli calcarei le conferiscono mineralità e sapidità. Molte versioni fanno solo affinamento in acciaio e vanno in bottiglia la primavera dopo la vendemmia. L’Aglianico è il rosso più coltivato del Sannio e produce vini tannici, adatti all’invecchiamento. Il Fiano tende alla morbidezza, mentre il Greco sannita mostra un sorso più minerale. Il Piedirosso offre rossi più leggeri. La Barbera del Sannio, detta anche San Barbato, si trova sia nella Sannio DOC sia nell’IGT.
Tra gli autoctoni rari, lo sciascinoso era già descritto nel 1872 dall’ampelografo Giuseppe Frojo. Oggi sopravvive in poche etichette, come il Sannio DOC Maliziuto della Vinicola del Sannio di Castelvenere. La coda di volpe deve il nome al grappolo lungo e folto, che Plinio il Vecchio chiamava Cauda Vulpium nella Naturalis Historia. Dà bianchi chiari, sapidi e poco acidi.
Come leggere l’etichetta di un vino del Sannio
Su un DOC o un DOCG il primo controllo è la fascetta di Stato sul collo, che manca sulle IGT. La sigla DOP raggruppa DOC e DOCG, mentre IGP equivale a IGT. “Sannio” seguito da un vitigno indica la DOC monovitigno. “Benevento” o “Beneventano” con IGT segnala la categoria più ampia. Attenzione ai vini con la dicitura Campania IGT: possono nascere da uve sannite senza dichiararlo in modo esplicito.
| Etichetta (esempio) | Denominazione | Prezzo indicativo |
|---|---|---|
| La Guardiense Janare | Sannio DOC Aglianico | 7,50 € |
| Feudi di San Gregorio Serrocielo | Falanghina del Sannio DOC | 12,10 € |
| Mustilli, Sant’Agata dei Goti | Sannio DOC Piedirosso | 12,90 € |
| Guido Marsella Poggi Reali | Beneventano IGT Falanghina | 15,00 € |
| Cantina Morone Neropiana | Beneventano IGP Barbera | 17,50 € |
I prezzi sono quelli rilevati online, spedizione esclusa.
Sannio o Irpinia? Le differenze tra i vini di Benevento e di Avellino
Greco di Tufo, Fiano di Avellino e Taurasi sono DOCG della provincia di Avellino e non compaiono mai su una bottiglia beneventana. Lo stesso vitigno cambia nome con il confine. Un Greco beneventano si chiama “Sannio Greco DOC”, un Fiano “Sannio Fiano”. Una bottiglia con la dicitura “Irpinia DOC” appartiene invece all’area avellinese. L’Irpinia è più interna e montuosa, con suoli vulcanico-calcarei e forti escursioni termiche. Il Sannio alterna colline dolci della Valle Telesina e versanti calcarei del Taburno. Anche l’Aglianico ha due DOCG distinte: Taurasi in Irpinia e Aglianico del Taburno nel Beneventano. Per cogliere la differenza conviene un assaggio parallelo. Si mette una Falanghina del Sannio base accanto a una con sottozona Taburno, poi un Aglianico del Taburno vicino a un Taurasi della stessa annata.
FAQ
Qual è il miglior vino bianco della Campania?
Non esiste una classifica ufficiale. I bianchi campani più riconosciuti sono il Fiano di Avellino e il Greco di Tufo, entrambi DOCG irpini, e la Falanghina del Sannio DOC, la più diffusa nel Beneventano. Chi cerca freschezza e sapidità a prezzo contenuto può partire dalla Falanghina. Per l’invecchiamento si guarda al Fiano di Avellino.
Quali sono 3 vini DOCG della Campania?
Taurasi, Fiano di Avellino e Greco di Tufo, tutti prodotti in provincia di Avellino. La quarta DOCG regionale è l’Aglianico del Taburno, l’unica della provincia di Benevento, in versione rosso, riserva e rosato. In enoteca la fascetta di Stato sul collo conferma la denominazione prima dell’acquisto.
Sono Marco, giornalista turistico e consulente per l’ospitalità in Campania. Con 38 anni di esperienza di vita, amo raccontare le bellezze del mio territorio e supportare le strutture ricettive nella valorizzazione dell’accoglienza.



